Spesso quando si parla di divario digitale non si ha ben chiaro a cosa ci si riferisce. L’utente medio che conosce quasi esclusivamente utenti medi è l’ultimo a immaginare come stiano le cose. Ma anche gli addetti ai lavori, che ormai si sono abituati a masticare, bere, indossare, respirare l’IT, spesso dimenticano il vasto mondo là fuori. Certo, ovvio che la nonna non sempre riesce a capire ciò che si dice, ma non è lei a dover preoccuparci.
Mi è successo di recente di dover cancellare interi post dal mio precedente blog perché avevo detto certe cose su una persona (d’ora in poi “P”). Cose vere, ma per niente positive. Non c’era il nome di P, ma chiunque mi conoscesse avrebbe capito di chi si trattava – il mio nome sì che compare sul blog. Allora ho ricevuto una lettere dalla legale di P, in cui mi diffidava di andare avanti, altrimenti sarebbero passati alle vie penali. Velocemente o rimosso tutto quello che ho ritenuto opportuno. Anzi, ho rimosso tutto ciò che toccasse anche da lontano l’argomento, o semplicemente P. Dopo ho sentito la mia legale, le ho detto che avevo cancellato tutto. Il finimondo! Ha cominciato a chiedermi perché avevo pubblicato certi racconti, che cosa ci avevo guadagnato. Ho cercato di spiegarle, che era semplicemente un modo di confrontarmi, non intendevo affatto ledere la dignità della controparte (sto imparando ’sto legalese
), ma è andata avanti a farmi domande, non proprio in modo gentile, circa queste modalità internettare a lei oscure. Anche solo farle capire perché pubblico le foto che mi piacciono di più diventava un’impresa assai ardua. Ho rinunciato ben presto alle spiegazioni, ho tagliato corto e mi sono limitata a dare istruzioni precise.
Non è la prima volta che inciampo in persone in teoria preparate, in teoria con i mezzi per imparare, che però sono indietro anni luce. E non sono nemmeno stupidi! Semplicemente non si interessano affatto della cosa, non immaginano neanche la portata del cambiamento che avviene tra i fili della rete. L’altro ieri un amico, 36enne circa, che non sapeva cosa fosse Flickr – e sì che lavora spesso su internet per fare ricerche terminologiche. O l’altro che crede che sui blog ci siano solo adolescenti e perditempo a raccontare le loro vicende amorose o come il gatto si è rotto lo zampino saltando dal terrazzo. Insomma, un’intera legione di gente non analfabeta digitale, ma analfabeta digitale funzionale. Conosce il mezzo q.b., lo usa come strumento per lavorare perché bisogna, oppure, nel migliore dei casi, per trovare voli e prenotare alberghi.
Non è tutto nero, però, ci sono le piacevoli – e divertenti – sorprese. Mia madre, cinquant’anni a settembre, le prime volte che usava il mouse doveva tenerlo con due mani due, altrimenti “scappava via” (sic). Si è evoluta talmente tanto negli ultimi tempi che è arrivata a scrivermi, qualche settimana fa, un email con queste parole:
Ciao cara, come stai? Non ti ho visto online (su MSN messenger, ndr) e mi sono preoccupata. Scrivi, baci.
Però il telefono non l’ha mica preso in mano! E sì che ha l’abbonamento flat per tutta Italia! Nemmeno un sms! Una volta si arrabbiava se tornavo tardi da una festa, ora si preoccupa se non mi vede online. Nuovi paradigmi.






Ciao Mariela, ti stavo giust’appunto per chiedere l’altra volta, quando sono entrata per salutarti sull’altro blog, se fosse una buona idea scrivere di quei fatti su internet. Sarà forse che ho avuto a che fare con il legalese sin da piccola (per via di mio padre e mio fratello), ma la cosa mi era parsa alquanto rischiosa per te e difatti la reazione di P. non si è fatta attendere. Sicuramente tu racconti i fatti, ma sono alla fin fine i fatti visti dalla tua angolazione ed è giusto (a mio avviso) che lui abbia da ridire, almeno finquando le cose stiano nelle mani degli avvocati.
Non mi fraintendere però, hai tutta la mia solidarietà in questa storia.
Per quanto riguarda l’ignoranza e addirittura il rifiuto per il digitale e per l’IT, ho una compagna di master bravissima su tanti fronti e con un cv da fare invidia, ma che non vuole proprio sapere di computer (ti parlo di una ragazza sui 37 anni). Scrivere una mail per lei è un’odissea. Penso che si tratti di persone che non hanno ben appreso tutte le potenzialità di questo nuovo mondo, che in effetti è vastissimo. Ma proprio per questo rischia di essere dispersivo e, come con le unità d’informazione e gli stimoli sensoriali, anche qui dovremmo fare una bella selezione, altrimenti rischiamo di correre dietro al vento per ogni singola novità. Insomma, come in tutto ci vuole spirito critico!
Ti mando un caro saluto e in bocca al lupo con questo nuovo blog (ma ti fermi mai?)!!
Carolina
Ciao Carolina! Infatti, giustissimo, l’altra parte ha diritto a dire la sua. Infatti ho cancellato tutto e pazienza, mi dedicherò alla saggistica sull’argomento
No, non mi fermo mai, anzi, mi muovo sempre di più. Un bacione a Ginevra!
Molto interessante il tuo articolo, accarezza un argomento molto dibattuto ma spesso fantasma nelle priorita della IT.
Ritengo che si sia pensato eccessivamente a costruire miriadi di “cattedrali nel deserto”, senza preoccuparsi di fornirle di strutture che le rendessero accessibili.
Immaginate un distesa di edifici bellissimi, dalle cui vetrate si scorgono cose meravigliose, inimmaginabili, ma… non si trova il modo di accedervi!
Come si reagisce?
Qualcuno svilupap diffidenza atavica, della serie “se non capisco non serve”, altri invece non hanno tempo, ma la verità è che hanno difficoltà oggettive ad approcciare, per luoghi comuni (”sono tutti maniaci in Internet”), per retaggi culturali o semplicemente perché trovano difficile da capire i meccanismi.
Appunto, su questi punti la tecnologia ha delle soluzioni, si chiamano Usabilità ed Accessibilità.
La prima progetta servizi usando un Design centrato sull’utente. In altre parole quando si progetta un servizio sul Web (mettiamo un servizio di prenotazione aerea) si fanno test su utenti reali, si seguono particolari procedimenti, affinché il risultato sia quanto più possibile adeguato alle reali esigenze dell’utente.
La seconda, l’Accessibilità, fa in modo che questi servizi siano accessibili da tutti,senza barriere tecnologiche. Quindi è fruire di un servizio da qualsiasi computer, con qualsiasi browser, oppure anche da persone diversamente abili.
Beh, in questo modo non si risolverebeb tutto ma… si inizierebbe a fare qualcosa
Ciao Mariela,

Oltre a tutto, sta dall’altra parte della terra, ma di social networking nemmeno a parlarne, per convincerla che forse se installava Skype era meglio ci sono voluti mesi. Ho provato a parlarle di Twitter ma non recepisce nemmeno quello (con tutto che sta attaccata al tel tutto il giorno… e il suo secondo nome è “5 dita e una cornetta del telefono”!!!)
(”Una volta si arrabbiava se tornavo tardi da una festa, ora si preoccupa se non mi vede online.”)
questo blog me l’ero persa, ero restata sull’altro
Articolo molto interessante. La mia situazione è simile. Mio padre è ingegnere, ilprimo pc l’ha portato a casa lui, la prima connessione internet l’ha fatta lui (nel lontano 99 o giù di lì, avevo un indirizzo email e nessuno cui scrivere), tutto quel che so di rete l’ho imparato seguendo lui. Mio fratello ci lavora, sicché non fa testo
Mia sorella rappresenta l’esempio opposto, è più giovane di me, ha l’email ma è già tanto, e con tutto che ha l’indirizzo del mio blog non ci ha mai scritto uno straccio di commento, e dire che metto online tutte le prodezze del nipote
Veramente strano come Internet blocchi la gente, a volte…
p.s. tua mamma è fortissima