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Cosa vuol dire esplorare

Dice il Garzanti Linguistica online:

esplorare-garzanti

Esplorare non è semplice, infatti, in nessuna delle sue accezioni. Non è un’attività ai soli fini descrittivi né di mera catalogazione. Implica una notevole capacità critica che raramente si è capaci di sostenere, pur possedendola. Non basta, infatti, percorrere ogni millimetro di un luogo, di una persona, di una situazione, effettuarne una rilevazione. Bisogna scrutare il dettaglio tenendo d’occhio l’insieme, il nord, le cause, le conseguenze, le interazioni con il contesto. E quindi non solo esaminare, ma con attenzione. Con attenzione! Come se si dovesse attendere un imprevisto da un momento all’altro. Risulta indispensabile avere pronti i riflessi.

Si tende, per lo più, a prendere conoscenza di qualcosa – di un luogo, di una situazione, di una persona – percorrendola in lungo e in largo. Tanta strada per vedere tutto, per poter dire – e dire a se stessi – che non ci si è lasciati sfuggire niente, che tutto è stato appreso. Ma si è veramente appreso? Si è riusciti a cogliere cosa c’è dietro quel lungo e largo territorio, a capire che cosa ha provocato quella geografia? Raramente. Eppure è fondamentale sapere dove si appoggiano i piedi. Non si può costruire alti grattacieli in una zona sabbiosa, ma se proprio si vuole farlo è indispensabile gettare basi assai solide, in modo da supplire alla mancata funzione del suolo fermo.

La chiave dell’esplorazione sta nello sguardo, che deve coincidere con lo stato d’animo, con la presenza di spirito, con le intenzioni dichiarate – agli occhi altrui di sicuro, ma prima di tutto ai propri occhi. Lo sguardo che a volte crede di guardare la sostanza, in realtà si sta soffermando su un particolare, su un sintomo – che può avere anche un’importanza, ma metterlo a fuoco al posto di un’altra cosa ne cambia completamente la valutazione. Quando ci si muove per conoscere qualcuno o qualcosa, non si può partire guardando altrove. E se non si ha il coraggio di guardare ciò che a parole si desidera conoscere, c’è qualcosa che non va.

Guardare davvero ciò che si guarda vuol dire anche guardare se stessi. Mettere in dubbio le proprie sicurezze e convinzioni le rende più chiare e definite, soprattutto quando si va per sottrazione e si stabiliscono dei limiti. Non si può ottenere tutto, e soprattutto non allo stesso tempo, non subito. Non ci si può ostinare a non voler perdere nessun treno, perché si rischia di perderli tutti. È necessario vivere ed agire in consapevolezza e saper rinunciare.

Lo sguardo si posa dove meno ce lo aspettiamo.

Lo sguardo si posa dove meno ce lo aspettiamo.

Rinunciare a molte cose per averne poche. Ma averle sul serio. Cioè l’esatto contrario dello spirito di Natale dei nostri tempi, che consiglia il placebo dell’autocompiacimento e di tanti minuscoli miraggi di orgasmi consumistici.

Rinunciando si guadagna sempre, e tanto, ma il prezzo è altrettanto elevato e doloroso da pagare.

Da qualche parte

L’altro giorno ho preso un raffreddore terribile. Mal di testa, brividi, stanchezza… Ero da un cliente quindi ho tenuto duro per un po’, ma poi ho capito che la cosa migliore era riposare. Treno, casa, minestra, coccole e poi a nanna. Mi sono fatta una dormita di quasi 12 ore! Ci voleva, erano diversi giorni che dormivo poco. Anzi, diverse settimane, diversi mesi, che facevo ritmi logoranti, talvolta di mia spontanea volontà.

È da diversi giorni che penso, appunto, che ho bisogno di una pausa. Vedo che ho frequentato tanti eventi, ho fatto tante cose, ho conosciuto molta gente in gamba – forse spinta da vicende personali non proprio fortunate del passato, fatte di digiuni forzati, ho cercato di rifarmi in pochissimo tempo. Ma c’è qualcosa che mi sfugge. Sono dappertutto su internet, cercate marielademarchi et voilà, mi trovate quasi su ogni social-quello-che-è. Ma non sono qui, da me, con me, in me. Sono io a sfuggirmi.

Arriva dunque l’ora di una semi-ibernazione, perfettamente in sintonia con la stagione fredda e il piacere di starsene rintanati al caldo. Non è un letargo, no, è una riduzione estrema delle risorse da consumare. Lavoro, bimbe, casa, qualche amico. E tanto tempo per pensare, per riflettere. In particolare ho bisogno di digerire parecchie cose: dal cambiamento di vita avvenuto con la separazione, ai cambiamenti nel lavoro (che ora va ben oltre i servizi di traduzione e SEO), alle nuove conoscenze/amicizie/scoperte. Ecco che partecipare al RomeCamp o al Saturday night SEO diventa proibitivo, e ci rinuncio senza rimpianti.

quo vadis?

quo vadis?

In un momento del genere viene naturale, quindi, chiedersi verso dove si va. Voi lo sapete? Io no, sinceramente. Andare per eliminazione aiuta, ma bisogna vederci più chiaro. Non è necessario ottenere subito ciò che si vuole, è importante però sapere più o meno in che direzione ci si muove e averlo sempre presente. Così ogni passo, ogni decisione, ogni esperienza ci porterà in avanti, verso la nostra meta – che poi non dev’essere necessariamente un punto fermo, potrebbe anche trattarsi di uno stato d’animo, un modus vivendi, o perfino un punto di partenza.

Faccio un lungo sospiro e riempio d’aria i polmoni. L’impazienza l’ho cacciata via da qualche settimana, ora devo solo rilassarmi e concentrarmi.

Spampoetries

Ebbene sì, sono stata a Sassari dal 17 al 20 ottobre, alla presentazione del libro Spampoetries, di Mario Pischedda. Belle giornate in ottima compagnia. Ho letto poesia in spagnolo e in italiano, e la cosa è stata gradita – essendo la mia prima esperienza del genere in pubblico ne sono più che soddisfatta. Ho conosciuto persone belle, ho mangiato bene, ho girato un po’ per Sassari, Padria, Bosa, Alghero. Presto ci saranno i video e le foto – tante! Intanto vi lascio con una madonnina, tra fette di pixel.

Sassari, ottobre in poesia, Governo provvisorio, sabato 18 ottobre 2008 (by Bob Satta)

Sassari, ottobre in poesia, Governo provvisorio, sabato 18 ottobre 2008 (by Bob Satta)

Grazie Mario & Mario & Bruno, i fotomodelli più plastici che ho incontrato finora. Presto sarete pedinati dai paparazzi!

Ottobre in poesia

Stasera parto, e faccio un breve viaggio molto diverso dal solito. Ultimamente mi sono mossa per eventi strettamente legate a internet, i blog, la tecnologia, il marketing. Ora vado a Sassari per il festival internazionale Ottobre in poesia.

Sono ospite in quanto traduttrice (quasi coautrice) del libro Spampoetries di Mario Pischedda, edito da Gallizio. Faremo la presentazione del libro al Governo Provvisorio anche insieme all’attore Nevio Gàmbula. Non so bene cosa accadrà – con mariopischedda tutto è possibile, già l’anno scorso avevo contribuito al suo Festival Multimediocre con un videopoema basato in una sua opera. Vi lascio con una sua foto e un poema, per sapere di più su Ottobre in Poesia trovate una minirassegnastampa sul blog di Mario. Non fatevi ingannare, non sono spagnola :-) . E un alto giorno vi spiegherò cos’è un voceador in Bolivia.

La sombra y su botella

L'ombra e la sua bottiglia

untitled

poche cose restano o resteranno di tutti i disquisire

il nostro è un cianciare vano

il tempo occupiamo alla vaniglia col vaniloquio della sera

poesías marginales de periferia

stanche ultrastanche ultrasoniche ultrastatiche

quello sussurrare acido e bestiale

da intellettuali mai sbocciati

periféricos

estratosféricos

esotéricos

bisbiglio corrente sull’acqua del torrente

le vane rimostranze

le vaghe rimembranze

della vita insussistente…

12 febbraio 2006 h. 31:20
back il vento che attraversa la città
digrignato e dilaniato da —marius
da nelle fauci lo squalo

Libriamo 2008, i postumi

L’era dell’immediatezza vuole che gli eventi siano comunicati in diretta o al massimo il giorno dopo. Eccomi invece a scrivere su Libriamo 2008, festival letterario tenutosi a Vicenza, con una settimana di ritardo. Non mi soffermo sui motivi per cui lo faccio soltanto ora, facciamo finta, invece, di voler semplicemente trasgredire.

Il festival si aprì venerdì 29 agosto con l’inaugurazione della mostra Carnet de voyage, di Simonetta Capecchi. Una serie di taccuini di viaggio con disegni meravigliosi, in particolare della città di Napoli.

All’uscita della mostra, arrivando verso il chiostro di Santa Corona, inciampai in Andrea Di Gregorio, che doveva tenere il workshop di scrittura creativa “Autobiografia Breve”. Lo conobbi qualche mese fa in un altro workshop, sulla pervasiva presenza dell’inglese nella pubblicità italiana, nel congresso dell’Associazione italiana di traduttori e interpreti, e mi piacque subito. Fu un piacere ritrovarlo e condividere con lui diversi appuntamenti di Libriamo.

Nel chiostro di Santa Corona c’erano le bancarelle dei piccoli editori, con numerosi volumi potabili. Alle 19 iniziò il primo incontro, con Tahar Lamri e Milton Fernández. Entrambi, scrittori migranti di origini diverse (Algeria e Uruguay) che oggi scrivono in italiano, parlarono poco dei loro testi e molto delle loro esperienze linguistiche e di vita in Italia. Quieto e riflessivo Lamri, espansivo e di grande presenza scenica Fernández. Molti furono gli spunti degni d’attenzione, ma ricordo in particolare la storia delle donne mauritane e la festa del divorzio (prometto informarmi meglio e scriverne in tempi brevi!). Indimenticabile pure l’irruenza del discorso finale di Milton Fernández, con cui fece una specie di dichiarazione di principi e di fede, partendo da una semplice frase: “L’amore esiste”. Nonostante la bravura degli scrittori, che portarono avanti la seduta da soli, sarebbe stato ancora meglio se ci fosse stato qualcuno a presentarli, a fare da filo rosso.

Il secondo appuntamento fu quello con il filosofo Maurizio Ferraris, presentato dal critico letterario Marco Cavalli. Che dire? Appassionante sarebbe poco! Ferraris è un ontologista e ha scritto diversi libri sugli oggetti, sulla vita quotidiana. Ma quello forse più rappresentativo, in parte perché è stato il primo della serie, è “Ontologia del telefonino”. Infatti in questo incontro presentò la sua visione del cellulare, conquistando il pubblico non solo con le acute analisi che faceva ma anche con il suo modo di fare, sul serioso-strapparisate decisamente gustoso.

Sabato 31, alle 11, fu la volta della conferenza di Cavalli sugli scrittori veneti e il paesaggio. Notevole, in particolare la scoperta di Comisso – ma quanti scrittori preziosi ci sono, nell’ombra? Bellissima la lettura ad alta voce insieme all’attrice Stefania Carlesso.

La sera invece c’era l’incontro con i blogger “Il libro nella rete”, moderato da Massimiano Bucchi. Purtroppo Sigrid Verbert, autrice del blog Cavoletto di Bruxelles, non era presente, quindi tutto si centrò sul lavoro di Simonetta Capecchi, del blog in viaggio col taccuino. Impressionante tutto il mondo che gira intorno ai taccuini di viaggio, la loro elaborazione, la condivisione, gli eventi paralleli che nascono dentro e fuori la rete, la genesi del blog della Capecchi. Devo dire, però, che l’incontro non fu gestito nel migliore dei modi. Bucchi è un bravo sociologo della scienza, ma non è un esperto di blog né del web e le sue dinamiche interne, quindi gli mancò la conoscenza del “territorio” che gli avrebbe permesso un’analisi più approfondita. Lasciare parlare Simonetta per quindici minuti di seguito, poi, senza aiutarla né intervenire per rendere l’ascolto più leggero per il pubblico fu un’altra imperfezione. Diventò comunque un momento propizio per il confronto, con l’intervento di Giulia Salmaso, giornalista di Telechiara, che oltre a fare domande intelligenti introdusse la combriccola dei blogger presenti in prima e seconda fila.

Dopo arrivò Hannu Luntiala, lo scrittore finlandese autore di “The last messages”, libro scritto interamente a colpi di sms. Ma a quel punto la combriccola si era ormai rifugiata ai Nodari per un rinfresco – e poi una pizza e poi..

Domenica 31 fu il turno della lettura di poesia, a cura degli allievi del workshop sulla Traduzione di poesia, della scuola per mediatori linguistici di Vicenza. Prima la lettura in lingua, fatta dagli studenti, e poi la traduzione in italiano letta da Marco Cavalli e Stefania Carlesso. Stupende le letture, con le intonazioni giuste e i ritmi perfettamente scanditi, e bellissima la possibilità di sentire (è proprio il caso di dirlo) il passaggio da una lingua all’altra.

Verso le 19 si attendeva l’arrivo di Chiara Gamberale per la presentazione del suo ultimo libro, La zona cieca, ma purtroppo non fu possibile godere della sua presenza. Al momento gli organizzatori furono colti di sorpresa, la notizia arrivò infatti pochi minuti prima dell’appuntamento. Qualche giorno dopo la Bompiani fornì una sua versione dei fatti con tanto di scuse, che mi astengo dal commentare.

Meno male Lucrezia Lerro si trovava già sul posto quando fu data l’infausta notizia, ed era disponibile ad anticipare il proprio intervento – il chiostro di Santa Corona era pieno di gente non proprio contenta! Fu presentata dal giornalista Alessandro Zaltron, con qualche intervento di Marco Cavalli. Davvero un bell’incontro, la Lerro raccontò sé stessa e i suoi libri con generosità e simpatia, scherzando e perfino giocando con i presentatori.

Ci sono state letture ad alta voce nelle librerie, a Vicenza e a Bassano del Grappa, spettacoli la sera, ma non ho potuto seguirli. Complessivamente devo dire che il risultato è gradevole, la scelta degli ospiti spesso azzeccata, la qualità degli interventi elevata. Certo, si può fare di meglio. Penso ad esempio che “Il libro nella rete” potrebbe diventare un appuntamento fisso delle prossime edizioni, meglio se con più di due blogger. Potrebbe anche essere arricchito con un incontro su Anobii, che è il luogo per eccellenza del libro nella rete. Ma queste sono considerazioni personali e chissà cosa avverrà in futuro.

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