infanzia rubata: sull’identità e la (ri)costruzione di sé

Mi ricordo bene di me adolescente: cercavo sempre qualcuno con cui parlare; dicevo di avere cose da affrontare, questioni profonde e toste, ma non arrivavo mai a toccarle. Mi piaceva parlare, parlare, parlare, raccontarmi ma non nel senso di raccontare fatti, bensì di raccontare me: che cosa c’è nella testa e nelle emozioni di una come me, come funziona, perché si sente perennemente fuori luogo.

Soltanto molti anni dopo, quando ne avevo 33, ho scoperto cosa mi stava di traverso in ogni contesto: un’esperienza, durata anni, di abusi sessuali da parte di un “amico” di famiglia. La parte più difficile, però, non è ricordare e capire l’accaduto, ma raccogliere i cocci e ricostruirsi, prendersi cura di sé. Vuol dire amore per sé, fiducia nelle proprie percezioni, autonomia, libertà, responsabilità, pazienza, ri-conoscersi. Il processo è lungho e comprende innumerevoli cadute e tanto dolore. A modo mio, districandomi tra errori e bastonate, ho esplorato diversi modi per approcciare la questione: teatro, gioco, lingue, neuroscienze, comunicazione, fotografia, arte, poesia… sono tutti collegati da un filo conduttore che ho cominciato a intravedere un anno fa. L’idea mi è frullata per la testa per mesi e mesi, ora finalmente ci lavoro allo scoperto e in maniera più o meno intelligibile.

Le cose cominciarono a essere ancora più chiare un anno fa, quando iniziai a frequentare un gruppo di auto-mutuo aiuto per le dipendenze affettive, presso l’associazione Donna chiama donna; man mano che mi aprivo agli altri e gli altri mi aprivano le loro vite, capivo di essere in grado di andare ben oltre i miei confini e di avere la capacità di trasformare il caos in un qualcosa con senso compiuto.

Le sensazioni e le intuizioni presero forma gradualmente negli ultimi mesi, fino ad approdare in exploradora, un progetto di riflessione e ricerca sull’identità e la (ri)costruzione di sé in riferimento a esperienze di infanzia rubata, in particolare di abuso sessuale. Parlerò in parte di cosa vuol dire subire abusi nell’infanzia, ma soprattuto di cosa avviene dopo, molto dopo, e di come gestirlo. I bambini abusati (non solo sessualmente) un giorno diventano grandi, ed è proprio quando cercano di avere una vita adulta che si presentano le maggiori difficoltà. Gli obiettivi principali sono quindi incoraggiare chi è all’inizio del viaggio e sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il progetto si articola in:

  • Scrittura: dal recupero di vecchi testi al racconto dei processi in atto e delle nuove scoperte, una sorta di diario di bordo. La principale materia prima, all’inizio, sarò io: riprenderò testi scritti da me negli ultimi anni, tra lettere e messaggi, dalla posta elettronica e dai social media, e li pubblicherò con la data originale, in modo da costruire un percorso intelligibile. I testi non saranno ripresi integralmente, saranno scelti i passaggi significativi.
  • Ricerca:  segnalazioni di testi, dalla psicologia alla ricerca scientifica alla filosofia, su argomenti come il disturbo post-traumatico da stress, l’ansia, la coscienza, il funzionamento del cervello in situazioni di paura e di pericolo, la dipendenza affettiva, la fiducia.
  • Arte: i barattoli di “conserva d’infanzia” sono la prima produzione artistica (di una lunga serie) per accogliere con dolcezza i bambini che siamo stati e che siamo ancora, ferite comprese. Queste creazioni saranno vendute per sostenere il progetto.

Chiunque può contribuire a exploradora, sia con i tipi di contenuti citati che con nuove proposte o con donazioni. Il progetto è in evoluzione e molte idee che lo riguardano sono ancora in fase embrionale, ad esempio attività da sviluppare nelle scuole superiori, o collaborazioni con associazioni e istituzioni interessate negli argomenti trattati. Se volete saperne di più contattatemi direttamente oppure: info.exploradora@gmail.com

Metterci la faccia è una condizione sine qua non per la buona riuscita del progetto. exploradora vuole dare un volto alla voce che racconta per contrastare la segretezza e l’omertà che caratterizzano la maggior parte delle esperienze di abuso.

4 commenti

  1. Ci vuole coraggio ad andare a fondo di certe cose. Coraggio, e una certa dose di incoscienza. Seguirò il tuo percorso, perché anch’io, come te e come tanti, “ho provato fastidio nel rivedermi bisognosa”.

    1. Grazie, Alice! Il lavoro procede, da una parte prendo al volo ciò che emerge nel presente, dall’altra mi preparo per la pubblicazione e relativa analisi, in comode rate, di un carteggio parecchio impegnativo. Sono un’incosciente!

  2. Te deseo un “buon percorso” y mucho “coraggio”. Yo no he sufrido abusos de pequeña, pero ya de adulta (y creo que esto sucederá sin duda a muchas personas) he podido recordar situaciones “peligrosas” o cuanto menos ambiguas, en las que siendo yo niña o preadolescente, se me ha acercado un adulto con dudosas intenciones. Como mujer y sobre todo como madre, te doy todo mi apoyo.

    1. ¡Muchas gracias! El camino es largo pero vale la pena recorrerlo. Además estoy aliándome con otra mujer muy valiente y creo que juntas construiremos algo interesante.
      Un abrazo.

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