La va

terra bruciata

Capita di farsi prendere dallo sconforto quando si incontrano molte difficoltà, cosa per niente rara in questo periodo storico ed economico, nonché politico. Se poi gli ostacoli hanno a che fare con gli affetti, le cose si complicano ulteriormente.

Le emozioni sono importanti, ci danno una misura della nostra relazione con l’Altro, ma se ne siamo travolti rischiamo di perdere la bussola. Ritrovare i punti di riferimento per orientarci è molto impegnativo, soprattutto se il compito è ricorrente (ricorrente la perdita, ricorrente la ricerca a tentoni). A un certo punto, però, o la va o la spacca: o si coltiva con ostinazione il proprio giardino, pur sapendo di aver fatto morire perfino i cactus in passato, oppure si lascia perdere del tutto e si vive senza consapevolezza – “fare o non fare, non c’è provare”. *

Va bene che quando si cade ci si rialza e si diventa più forti, ma non è molto più proficuo cercare di capire cosa cambiare nel nostro atteggiamento prima di fare i calli? La vita offre comunque sfide non indifferenti, almeno variamo un po’ :-)

Tra il dire e il fare non c’è soltanto la volontà, questo è chiaro, ma guardarsi allo specchio senza raccontarsi storie aiuta moltissimo.

* Coltivare il proprio giardino non vuol dire arrivare da nessuna parte, ma vivere in consapevolezza, presenti in ciò che si fa, o “testimoni di se stessi” come dice Gino Tocchetti (citando Osho, “Tu sei il mondo”). Coltivandosi, appunto. C’è anche la possibilità di vivere senza consapevolezza, lo fanno in tanti e i risultati li vediamo chiaramente.

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